Il pubblico, il presentato e (buon ultimo) il presentatore

Quando il presentatore eccede in protagonismo a scapito del pubblico, sono d’aiuto le indicazioni d’autore firmate da un insospettabile esperto: Carlo Emilio Gadda.

«Il pubblico, se pure si interessa al presentatore, vuol conoscere il presentato».

È una frase di Carlo Emilio Gadda, il grande scrittore e poeta celebre soprattutto per Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, romanzo pubblicato negli anni ’50, denso di sperimentazioni linguistiche.

In quel decennio, oltre all’attività letteraria, Gadda fu anche collaboratore dei servizi di cultura del Terzo programma della Rai (l’attuale Radio 3).
Qui venne incaricato di redigere le Norme per la redazione di un testo radiofonico: un breve manuale, solo per uso interno, allegato ai contratti d’assunzione di presentatori e autori dei programmi dell’emittente.

Le norme rivoluzionarie

Quelle poche pagine erano una sorta di rivoluzione copernicana per chi scriveva e presentava in Rai, perché invitavano al passaggio da un vocabolario antiquato e ampolloso a uno più moderno e semplice. E, soprattutto, da un approccio paternalistico alla conduzione (diciamo “dall’alto”) a uno più funzionale.

Questo concetto, che è l’idea alla base della guida, è racchiuso nella frase in apertura di questo post. In sostanza: dei ruoli che esistono all’interno di un programma o di un qualunque evento con conduzione, il pubblico ha quello di maggiore importanza, insieme a chi è oggetto della presentazione.
Come detto, questo vale per i programmi come per gli eventi dal vivo, al tempo come oggi.

Ma quindi il presentatore che ruolo ha?

Il presentatore non è la star (anche quando è una star)

Il presentatore è un tramite fondamentale, ma dovrebbe evitare le tentazioni del protagonismo. Che, per inciso. sono molto più forti di quanto non si pensi.
Non è la star, non è la persona che ha il compito di parlare mentre le altre devono solo ascoltare. Questo vale anche negli eventi corporate in cui vengono chiamate a condurre celebrità televisive. Per quanto la notorietà del personaggio diventi un valore aggiunto dell’evento, questa non dovrebbe giustificare una conduzione eccessivamente egocentratata.
Sebbene sia probabile che chiunque faccia questo lavoro abbia un po’ di egocentrismo (me compreso), deve anche avere la capacità di tenerlo a bada.

Non a caso, Gadda ricorda che chi presenta deve «astenersi dall’uso della prima persona singolare “io”. Il pronome “io” ha carattere esibitivo, autobiografante o addirittura indiscreto».

Per chi volesse approfondire questo testo di Gadda, nel 2018 Adelphi ne ha pubblicato una riedizione con un commento della storica della lingua Mariarosa Bricchi.

 

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